RASSEGNA STAMPA – I tigli raccontano il loro legame con l’uomo – di Beatrice Bergamini- Il Resto del Carlino 21/04/2021

«I tigli raccontano il loro legame con l’uomo»
di Beatrice Bergamini ilrestodelcarlino 21/04/2021

Parte dal ‘curvone’ il secondo appuntamento con gli ‘alberi delle mura’. 

È proprio lì, in corrispondenza della punta della Montagnola, che gli scenografici
filari ininterrotti dei bagolari, la meraviglia che salta agli occhi percorrendo via Gramicia,
lasciano il posto ai tigli. Sono circa seicento metri di sviluppo lineare con un doppio filare, fino
ad arrivare alla Porta degli Angeli. Da lì in poi ci sono i platani. «Il tiglio è una specie
tipicamente europea, autoctona – spiega l’agronomo Giovanni Morelli – ed è un elemento che
accompagna letteralmente la storia dell’uomo, cambiando anche diversi ‘vestiti’. Ha una
grande importanza nella cultura classica greca, ma poi trasposto anche in quella germanica.
Diventa il simbolo del luogo abitato dagli uomini». Tiglio e uomo, un legame quindi molto
stretto? «Sì, c’è una relazione molto intima. I tigli ‘parlano agli uomini’, questo è indiscutibile.
Anche nelle corti agricole venivano sempre piantati dei tigli e non per l’utilizzo, che poteva
essere per tisane o miele, ma per dare il segno della presenza dell’uomo. È un legame non
scritto ma implicito. Quindi è un albero ben accetto in città. Quando inizia la pianificazione dei
centri moderna, nell’Ottocento, il tiglio viene definitivamente sdoganato come albero da
viale». Questa delle mura è una delle zone più frequentate e visitate, quella che giunge fino
alla Porta degli Angeli, al termine di Corso Ercole d’Este… «Qui è chiaramente una citazione
del viale urbano ed il segnale vuol essere di inserimento di quest’area a pieno diritto come
parte integrante della città. Il problema dei tigli è che sono piante seviziate in ambito urbano.
Vengono potati spesso in modo selvaggio in virtù del fatto che sono molto tenaci, possono
fare fotosintesi attraverso la corteccia e hanno la capacità di ricacciare con grande vigore
anche a livello dell’apparato radicale. Sopportano interventi anche molto severi. La sua
fortuna è che risulta praticamente insostituibile a livello compositivo. Mette le foglie molto
tardi e quindi fa godere del sole quando fa piacere sentirlo sulla pelle. Le perde poi presto, ha
una forma slanciata e un profumo che segna l’inizio dell’estate». C’è un motivo per cui è stato
posizionato dopo i filari dei bagolari? «Non credo. Però è stata una scelta particolarmente
felice. Non stanno benissimo questi tigli però. Sono vittima del cambiamento climatico. Il
tiglio ha bisogno di parecchia acqua, qui sotto di terra ce n’è poca. Questo, unito al fatto che
le precipitazioni sono sempre più rare, fa sì che questi alberi siano abbastanza in affanno
purtroppo». 

Le mura degli angeli
I percorsi alberati nati negli anni ’60
Le mura degli Angeli. Così è conosciuto il tratto di cinta muraria che afferisce alla celebre
Porta degli Angeli, anche conosciuta impropriamente dai ferraresi come ‘casa del boia’. Fa
parte dell’Addizione Erculea realizzata da Biagio Rossetti e il tratto che va da porta San
Giovanni alla porta degli Angeli è di fatto l’unico a non avere viali interni per la circolazione di
auto. E’ quindi diventato il luogo più amato e frequentato dai cittadini ferraresi, grazie anche
alla realizzazione dei percorsi alberati sopra ai terrapieni che risalgono agli anni Sessanta. Il
regno dei bagolari, dei tigli e dei platani: la rappresentazione dei viali urbani traposta sul
luogo forse più caratteristico della città.