Introduzione di Paola Roncarati all’evento “Ikebana: fiori viventi al Museo”

Il testo dell’ introduzione all’evento “Ikebana: fiori viventi al Museo” di Paola Roncarati, Presidente del Garden Club Ferrara.

L’Ikebana e l’impermanenza della natura

 

Buon pomeriggio a tutte le intervenute e a tutti gli intervenuti e grazie per il vostro interesse mostrato per il tema proposto oggi.

Mi fa particolarmente piacere avere ospiti Fiorella Falavigna De Leo, presidente del Garden club di Bologna dal 2005, Marina Rinaldi e la presenza di Maria Teresa Sammarchi, nostra socia. Fiorella de Leo nel 2012 mi invitò nella sua città a presentare, come socia del Garden Club ferrarese, una mia ricerca nella bellissima sala del Cubiculum artistarum dell’Archiginnasio,

  • per cui oggi restituisco l’ospitalità’, in una rara dimora quattrocentesca, che è una culla di significati per il Garden Club ferrarese, grazie anche alla disponibilità del direttore dott. Sardo, cogliendo l’occasione della celebrazione dei 50 anni dell’esistenza del Club bolognese (noi non siamo riusciti a celebrare i nostri 30 anni dal 1991, ma ci impegneremo per questo). L’evento aveva un bel titolo: ”Re e regine d fiori. Natura e bellezza per salvare il pianetaOmaggio ai maestri e alle maestre che hanno ispirato il vostro lavoro, con grandi composizioni e installazioni floreali (Camilla Malvasia, Constance Spry, Jenny Banti Pereira, Hiroki Ohara, Anna Trucco Lanza, Mauro Koran Graf, Geert Pattyn, Daniele Ost, George Smith, Andy Golsworthy, Monique Gautier). Una nostra socia è venuta a Bologna e mi ha fatto un resoconto scritto delle manifestazioni connesse alla vostra ricorrenza, ringrazio Rita Maggesi per questo pensiero delicato.
  • poi perché, in accordo col Consiglio e la nostra maestra decoratrice Maria Teresa Sammarchi, volevo offrire un pomeriggio di una manifestazione gradevole, parlando di fiori viventi in bella mostra, dati i tempi in cui viviamo ma in prossimità di festività natalizie, ma un pomeriggio gradevole non vuol dire che debba essere privo di riflessioni su temi che ci sono cari, che oggi sono vitali.
  • focalizzandoci su un settore particolare della cultura della decorazione floreale, che sappiamo essere antichissima e visto che siamo ancora nello scorcio del 2021, anno dantesco, ricordiamo che Matelda che accoglie Dante nel Paradiso terrestre è poeticamente descritta mentre tra le mani intreccia fiori;
  • il settore particolare è quello della composizione dell’arte orientale dell’IKEBANA, parola che significa fiori viventi, composizione floreale, ma anche composizione vegetale, cogliendo l’attimo stagionale, visto che in autunno può far uso anche di rametti secchi, di bacche, di foglie secche. Ricordo una bellissima composizione di grandi foglie secche nella vostra esposizione a Ferrara nelle sale del Palazzo Turchi Di Bagno (nei primi anni dieci del Duemila, credo) che mi ha folgorato. L’Ikebana ha degli spazi pieni, ma anche -indispensabili- delle parti vuote, di un vuoto senza il quale non avremmo l’arte dell’ikebana. La scuola Ohara (da Unshin Ohara -1861-1916) fa riferimento ad un maestro che si dedicò allo sviluppo del Moribana (fiori ammassati), composizioni di paesaggi naturali in miniatura. Tre gli elementi: asimmetria, profondità, spazio; l’asimmetria è un modo per esortare a non aver paura del vuoto, tutto dev’essere in divenire, come nella natura. Preferito l’uso di boccioli (fiori appena nati), per ammirare la loro crescita e il loro mutare … ma anche asimmetria, armonia, ritmo, per sottolineare che l’asimmetria stimola molte strade, che debbono raggiungere l’insieme armonico, e lasciare un ritmo armonico alla definizione del percorso.
  • Sono molto incuriosita dal confronto tra la nostra cultura occidentale che poco sopporta il concetto di VUOTO, che nel nostro lessico assume una valenza negativa, noi non sopportiamo il vuoto, tendiamo a riempirlo, è quell’atteggiamento che potremmo chiamare horror vacui, tanto che credo che ad es. nelle nostre case non esistano angoli vuoti, viviamo in una tale condensazione di oggetti che rischiamo di esserne vittime, ma ci hanno trasformati in acquirenti compulsivi …
  • A causa della crisi climatica, che nessuno scetticismo può più smentire, siamo invitati a cambiare stili di vita, per diventare più sobri e vi rendete tranquillamente conto che questi consolatori inviti rischiano di essere consolatorie ‘chiacchiere’, perché nel contempo siamo invitati  a consumare per reggere un’economia che si fonda sul consumo compulsivo … ebbene io vedo nell’Ikebana in invito alla sobrietà, a riflettere sul vuoto che non è vuoto, ma è indispensabile al pieno, perché il vuoto e il pieno si possano distinguere, perché potremmo accettare che esiste anche un altro modo di vivere, TOGLIENDO e dando significato a quel togliere.
  • In un’intervista tu sostieni che negli anni la ricerca culturale sulla decorazione floreale è molto cambiata, oggi si concentra sul concetto di RIUSO, spero che tu ce lo possa spiegare. La scuola di decorazione occidentale è stata fondata dalla contessa Camilla Malvasia nel 1970, poi però Jenny Banti Pereira ha fondato la ricerca sulla decorazione ispirata all’estremo Oriente e tu ne sei l’allieva e hai fondato l’Ohara Study Group nel 1993.
Il concetto essenziale di tanti stili è la ricerca di una forma asimmetrica che usa lo spazio vuoto come elemento caratteristico di tutte le composizioni. Altro pregio è l’uso dei materiali: pochi rami, anche spogli, con un solo fiore; foglie ed erbe, muschio e frutta, fiori semplici, ma anche preziosi come orchidee.

Tutto questo nel rispetto della Natura, perché Ikebana significa fiori viventi e l’armonia tra l’essere umano e la Natura è il concetto base in questa estetica forma d’arte.

Vi avvalete della collaborazione col Centro Studi d’Arte dell’Estremo Oriente (ACSAEO) e della presenza di maestri giapponesi ai vostri corsi.

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